Jacopo Salvadori 

Una nuova legge elettorale entro la fine di marzo. Questa è la promessa di Nuri Busahmein, presidente della Libia, fatta ieri a Tripoli in occasione delle celebrazioni del terzo anniversario della rivoluzione del 2011 che ha deposto Muammar Gheddafi.

Busahmein ha così preso fiato nell'intento di placare le proteste degli ultimi mesi scoppiate in tutto il Paese dopo la decisione del Congresso Generale Nazionale (il parlamento eletto nel luglio del 2012), di non concludere il proprio mandato lo scorso 7 febbraio, come previsto dalla costituzione, ma di estenderlo fino a dicembre prossimo.

Anche gli amazigh, la tribù berbera del Paese, stanno protestando da settimane contro il Cgn, accusandolo di non aver accettato i candidati della minoranza alle prossime elezioni per l’assemblea costituente, fissate tra due giorni. Gli amazigh minacciano di boicottare le elezioni perché, a detta loro, stanno subendo la stessa marginalizzazione politica e culturale dei tempi di Gheddafi, che soltanto una degna rappresentanza istituzionale può riscattare.

In linea teorica l’Assemblea costituente avrebbe dovuto includere tra i suoi 60 seggi, distribuiti equamente tre le tre regioni del Paese (Tripolitania, Fezzan e Cirenaica), anche sei seggi destinati alle donne e sei alle minoranze tebu, tuareg e amazigh. Invece tra i 649 candidati ammessi, mancano all'appello soltanto gli amazigh.

Secondo Human Rights Watch, l' organizzazione internazionale che opera per la salvaguardia dei diritti umani nel mondo, la nuova costituzione sarà fondamentale per ricostruire lo stato e le istituzioni, ma sarà anche un’opportunità per garantire i diritti delle donne e delle minoranze etniche.

18 febbraio 2014

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