Emanuela Ulivi 

Il vento della crisi economica ha spinto, bon gré mal gré (per amore o per forza), i politici di mezza Europa a ridursi lo stipendio che con raro esercizio di unanimità si erano aumentati nel tempo. E a tagliare, senza grandi affondi, diciamolo, qualche privilegio.  

Dall’altra parte del Mediterraneo tira tutt’altra aria. Nonostante un’estate disastrosa per il turismo, scioperi a raffica, la guerra civile in Siria che sta squassando il Paese, il governo libanese ha fatto lievitare per decreto le restribuzioni di ministri e parlamentari, già supportate, s’intende, dalle solite indennità. Il “rinforzino” retroattivo dal luglio scorso, non è stato votato direttamente ma è passato automaticamente con l’aumento delle retribuzioni accordato a oltre 180.000 impiegati statali, militari compresi, incremento per il quale serviranno un miliardo e 200.000 dollari che il governo sta tentando di trovare attraverso nuove tasse. 
 
Ripartito in quattro anni, il rialzo delle retribuzioni dovrà essere approvato dal Parlamento, ma la polemica infuria. Perché questa gratifica, si chiedono alcuni politici, vista la bassa produttività del governo vigente? “La decisione e’ stata presa senza tenere conto dell’indice del carovita né di alcun studio dell’Amministrazione Centrale di Statistica, e senza copertura finanziaria”, ha commentato il presidente dell’Unione dei Lavoratori Libanesi Maroun Khaouli, prima di rilevare che “è bastata una seduta del Consiglio dei Ministri perché questa misura passasse, quando ci sono voluti cinque mesi per approvare un aumento che non supera le 200.000 lire libanesi (134 dollari, n.d.r.) per i lavoratori dipendenti”, ha detto alludendo agli aumenti votati mesi fa dopo una lunga contrattazione. Ed ha ammonito: “è fuor di discussione che l’incremento degli stipendi di ministri e deputati, per un ammontare di 8 miliardi di lire, si faccia tassando ancora di più i cittadini o aumentando ulteriormente il deficit pubblico”. 
 
Stando alle cifre del ministero delle finanze pubblicate dal portale in inglese del quotidiano Al-Akhbar, che riporta le retribuzioni delle più alte cariche dello stato, dei ministri e dei deputati, per la verità i politici non stavano male neanche prima. Sia quelli in esercizio che i non rieletti, compresi i defunti. 
Queste le loro buste paga. Il presidente della repubblica prende 12.500 dollari al mese, ovvero 150.000 dollari all’anno. Il presidente del Parlamento (lo speaker) e il primo ministro percepiscono mensilmente 11.824 dollari, che all’anno fa 141.896. Ogni ministro riceve un compenso di 8.625 dollari, ossia 103.496 dollari all’anno e ogni deputato (in Parlamento ce ne sono 128) prende poco meno: 8.500 dollari. Sommate, queste cifre fanno 16,6 milioni di dollari.
 
Poi ci sono i benefit extra per i deputati; in parte provengono dal Fondo Parlamentare di Solidarietà finanziato dai singoli deputati e dallo stato, per un ammontare complessivo di 2,77 milioni di dollari. In aggiunta, ogni deputato riceve ogni anno dal ministero dei lavori pubblici 67.000 dollari. Sommato al totale precedente, la spesa supera i 28 milioni di dollari all’anno.
 
Riprendendo uno studio di Information International, azienda di consulenza e di ricerca con sede a Beirut, Al-Akhbar informa anche che pur non sedendo più in Parlamento, gli ex deputati (attualmente 310) continuano a ricevere compensi e benefici a vita. In caso di morte (lo studio parla di 103 deputati deceduti), la loro retribuzione va ai familiari. Questi ricevono il 55% dello stipendio di un parlamentare in carica, se hanno coperto un intero mandato; del 65% per due mandati pieni; del 75% per tre o più mandati. I parlamentari deceduti nel corso del loro primo mandato, sono considerati agli effetti economici come se fossero stati in carica per tre legislature. Gli ex parlamentari continuano anche a ricevere i compensi aggiuntivi, per un totale stimato sui 19 milioni di dollari all’anno. Poi ci sono gli ex presidenti della repubblica, gli speaker e i primi ministri: a loro va il 75% dello stipendio che hanno percepito durante il mandato, calcolato in 20 milioni di dollari all’anno.

Questa pioggia di danaro arriva complessivamente a 67 milioni di dollari all’anno. Ma c’è dell’altro, nascosto come sempre nelle pieghe della legge. Il compenso infatti non si chiama “stipendio” ma è reperibile alla voce “sussidi e indennità”, il che permette a presidenti, ministri e deputati che prima di essere tali ricoprivano posti nella pubblica amministrazione, di continuate a prendere lo stipendio. Quello vero. In aggiunta, s’intende. 
 
Mentre il governo si sta arrovellando per trovare i fondi sufficienti a finanziare gli aumenti agli statali, reclamati da tempo specie dagli insegnanti, i politici sono divisi. Primo tra tutti, il presidente della repubblica Michel Sleiman riterrebbe l’aumento della sua retribuzione incostituzionale chiedendo di esserne escluso, seguito dal premier Nagib Mikati, dal presidente del parlamento Naby Berry, dai deputati di Hezbollah. Pur appoggiando le rivendicazioni degli impiegati pubblici, Joumblatt ha parlato di richiesta vergognosa a proposito delle alte cariche dello stato, di deputati e ministri, “bisognerebbe dimezzarli” è arrivato a dire, vista la situazione finanziaria dello stato. La prospettiva di un aumento delle tasse ha allarmato le categorie economiche che temono uno shock fiscale. Ma il consiglio dei ministri ha bocciato la proposta del presidente Sleiman di annullare l’aumento per le alte cariche e di abbassare tutti i salari del 20% per permettere allo stato di far fronte al costo della riforma.
 
Dall’altra, non pochi deputati chiedono invece di rientrare nell’aumento varato, perche’ non sono ricchi come lo sono alcuni (Mikati ad esempio, ma non è il solo) e lavorando a tempo pieno in parlamento non hanno altre entrate. 
 
Lapidario sull’argomento, lo speaker Berry: “Se qualcuno dei leader, ministri e parlamentari vuole un aumento di stipendio, lo avverto che deve aspettare finché non sia estratto il petrolio” ha affermato, alludendo alla legge sull’estrazione petrolifera al largo delle coste del Libano che prevede la costituzione di una cassa e di un comitato supervisore. In altre parole, i soldi andranno trovati sottoterra. 

8 ottobre 2012

Vai all'inizio della pagina