Emanuela Ulivi 

Mentre domenica scorsa l’aereo che riportava papa Benedetto XVI a Roma al termine della sua visita in Libano stava decollando, il segretario di Hezbollah Hassan Nasrallah chiamava a raccolta per manifestare contro il film Innocence of Muslims che da giorni sta incendiando le comunità musulmane di mezzo mondo. Scattato quindi il rompete le righe, si è tornati alla normalità, almeno a quella dovuta da parte del Partito di Dio. E manifestazione fu. Lunedì nel quartiere Sud della capitale libanese, ma senza che ci scappasse il morto come a Tripoli il giorno dell’arrivo del papa, il 16 settembre, e con l’accortezza di non far degenerare la protesta contro un film blasfemo in uno scontro religioso dal quale è difficile uscire politicamente illesi, specie in Libano. Rischio evitato dal segretario Nasrallah, che rivolgendosi ai manifestanti ha intercalato la messa in guardia agli Usa a non diffondere il film, con inviti a non cadere nelle trappole. "Quanto accaduto –ha affermato- dimostra quanto i musulmani abbiano bisogno di collaborare e stare uniti a prescindere dalle varie differenze". "Musulmani e cristiani –ha proseguito- hanno grande consapevolezza, insistono sulla coesistenza, sanno chi e’ il nemico e debbono indirizzare il loro risentimento al vero nemico: nessuno deve osare trascinarci nello scontro", auspicando una risoluzione internazionale che proibisca gli insulti contro la religione e chiedendo all’America di dotarsi di leggi che puniscano questi gesti.

Del resto lo stesso Partito di Dio si era preparato alla visita del papa esibendo sequenze di ritratti di Benedetto XVI nelle strade della sua roccaforte a Beirut, e molte donne in chador sono state immortalate con le bandierine in mano nei pressi dell’aeroporto ad accogliere il papa, venuto a predicare un verbo di pace in Libano e nella regione e le cui ultime parole, prima di risalire la scaletta dell’aereo, sono state un invito al Libano a rimanere fedele al pluralismo delle tradizioni religiose.

Circondato dall’entusiasmo di chi non si rassegna a niente di diverso che non sia la "convivialità" del Libano –croce e delizia di questo Paese-il papa si è pronunciato chiaramente nei tre giorni della sua visita. Sia attraverso l'Esortazione apostolica "Ecclesia in Medio Oriente", esito del sinodo dei vescovi per il Medio Oriente del 2010, firmata dal papa proprio in Libano, che quelle pronunciate durante gli incontri coi rappresentanti delle varie Chiese d’Oriente e delle maggiori comunità musulmane, con le alte cariche dello stato, davanti alla folla eterogenea arrivata in Piazza Martiri domenica mattina per la messa. Ma anche rispondendo ai giovani, cristiani e musulmani, incontrati specificamente, che gli hanno consegnato in poche parole la loro angoscia per la mancanza di opportunità di lavoro e l’instabilità politica, che li spingono a dover gustare, come ha tradotto Benedetto XVI, "il miele amaro" dell’emigrazione e dello sradicamento.

Consegnata al Medio Oriente come indirizzo per le comunità cristiane -e ricevuta con attenzione anche dagli esponenti musulmani -prima pietra di un futuro da costruire, ha spiegato il portavoce della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi nella conferenza stampa di chiusura della visita- l’Esortazione comincia sottolineando una coesistenza tra cristiani e musulmani imprescindibile, storica: quella della stessa vita quotidiana in Medio Oriente, in cui i cristiani si sono lasciati interpellare, è scritto più avanti, dalla religiosità dei musulmani, determinando "una particolare simbiosi". "Pertanto è giusto riconoscere –prosegue il testo- il contributo ebraico, cristiano e musulmano nella formazione di una ricca cultura propria del Medio Oriente".

Fondamentale proseguire sulla strada del dialogo interreligioso, basato sulla libertà religiosa radicata nella dignità della persona cui l’Esortazione dà risalto parlando di diritti, degli immigrati, dell’uguaglianza delle donne e di laicità, - concetto che in Medioriente, ha ricordato Padre samir Khalil Samir, spesso viene confuso con l’ateismo- e si prefigura nelle forme più estreme, come dall’altra è estremo un altro fenomeno quale il fondamentalismo. Di "sana laicita’" parla invece il testo del papa, che consiste nel liberare la religione dal peso della politica arricchendo la politica col contributo della religione, e nel porre una distanza e una distinzione tra queste che permettono alla politica e alla religione di cooperare.

"Il fondamentalismo è sempre una falsificazione della religione, è contro l’essenza della religione che vuole riconciliare e creare la pace di Dio nel mondo" ha ammonito il papa in uno dei suoi interventi, aggiungendo che "il fondamentalismo religioso cerca di assumere potere per fini politici, a volte usando la violenza, sulla coscienza individuale e sulla religione", una minaccia da sradicare e che colpisce i credenti indiscriminatamente.

E a quanti temono gli esiti della primavera araba proprio nella direzione del fondamentalismo, il papa ha risposto sottolineando la positività di questa nuova stagione contrassegnata dal desiderio di maggiore democrazia, libertà, di più cooperazione e di una rinnovata identità araba. Cui non deve mancare la dimensione della libertà e della tolleranza, da incanalare nella giusta direzione col contributo di cristiani e musulmani, che insieme hanno costruito il Medio Oriente e non possono non vivere insieme. Non solo i cristiani sono in fuga, ha rimarcato, anche i musulmani scappano dalla guerra –come testimoniano i rifugiati siriani in Libano che si sommano ai fuoriusciti dall’Iraq- cui bisogna porre fine, smettendo l’importazione delle armi "che e’ un peccato grave", ha affermato Benedetto XVI. Aggiungendo, in Piazza Martiri, che non bisogna guardare l’altro come un nemico da eliminare, ma che bisogna riconoscere gli errori, superare il passato e guardare alla riconciliazione, rivolgendo a proposito della Siria un appello accorato perché cessi la guerra, per la quale ha invitato i Paesi arabi ad individuare una soluzione praticabile.

Non ce’ sbocco nella violenza, "se vogliamo la pace, difendiamo la vita", aveva già avuto modo di dire Benedetto XVI, logica che " squalifica non solo la guerra e gli atti di terrorismo, ma anche ogni attentato alla vita dell'essere umano". Un oltraggio alla dignità umana, sia dell'autore sia della vittima".

Più volte, compreso l’incontro coi quattro leader musulmani, a proposito del dialogo interreligioso, il papa ha insistito sulla collaborazione profonda e non solo sulla coesistenza. Proprio dal Libano, da questa regione tormentata nella quale sono nate grandi religioni e "nobili culture" -scelta da Dio, ha detto, forse perche’ sia un esempio per il mondo- deve partire la testimonianza che l’uomo ha la possibilità di vivere il suo desiderio di pace, inscritta nel piano di Dio che l’ha impressa nel cuore dell’uomo.

Se le parole del papa saranno ascoltate da coloro cui le ha indirizzate lo si saprà a breve. Un’altra guerra si profila, contro l’Iran; in caso di attacco da parte di Israele, Hezbollah risponderà per primo, facendo precipitare non solo il Libano ma tutta la regione nella distruzione e nel caos. Se niente verrà fatto nella direzione opposta.

19 settembre 2012

Vai all'inizio della pagina