Giulia Brugnolini 

Una serie di interventi a tutela della comunità cristiana irakena sono stati assicurati dal primo ministro Nouri Al Maliki durante la visita ai primi di dicembre del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che ha chiesto anche un gesto di clemenza verso l’ex vice primo ministro Tarek Aziz, condannato all’impiccagione il 26 ottobre scorso dalla Corte Suprema Irakena.

Già all’indomani dell’attentato del 31 ottobre nella cattedrale siro-caldea di Baghdad in cui sono morte 52 persone, Frattini si era fatto promotore -insieme ai Paesi dell’Unione Europea- di una proposta di risoluzione Onu in difesa delle minoranze religiose nel mondo, in cui si riconosca l’inviolabilità del diritto a professare la propria religione e a esprimere il proprio credo, non solamente in privato ma anche in pubblico. E durante la visita a Baghdad ha lanciato un appello per fermare l’emorragia dei cristiani che stanno emigrando verso la Giordania, l’Europa e gli Stati Uniti, riducendo consistentemente una delle più antiche comunità del mondo: “Se i cristiani lasciassero l'Irak – ha affermato il ministro- sarebbe la vittoria dei terroristi”. La situazione dei cristiani è stata affrontata durante il colloquio col premier Nouri al Maliki che ha annunciato l’istituzione di una commissione composta da parlamentari cristiani incaricata di indicare le zone più sicure, presidiate da una speciale task-force di polizia, dove concentrare la minoranza religiosa

Più cauti invece i riscontri riguardo all’ex braccio destro di Saddam Hussein, Tarek Aziz, condannato alla pena capitale che il presidente Jalal Talabani si è rifiutato peraltro di sottoscrivere. Cristiano caldeo, ministro degli esteri e poi vice primo ministro, Tarek Aziz, ricordato sulla scena internazionale come “la faccia presentabile del rais”, si era arreso alle forse armate Usa circa un mese dopo lo scoppio della guerra nel 2003. Condannato a marzo 2009 a 15 anni per crimini contro l'umanità per il suo coinvolgimento nell'esecuzione di 42 persone nel 1992 e nell'agosto a sette anni per le deportazioni dei curdi, a gennaio di quest’anno è stato colpito da un infarto prima di essere consegnato dagli Usa alla custodia del governo irakeno. Il 26 ottobre la Corte Suprema di Bagdad lo ha condannato all’impiccagione per le persecuzioni perpetrate nei confronti dei partiti filo-sciiti, attualmente alla guida del Paese.

Alla richiesta di clemenza formulata dal ministro Frattini, il suo omologo irakeno, Hoshyar Zebari, ha risposto che «bisogna rispettare le sentenze della giustizia irachena” assicurando che a Tarek Aziz sono stati garantiti tutti i diritti previsti dalla legge.
 
Ma non è solo l’Occidente a schierarsi in difesa delle comunità cristiane dei Paesi arabi. Come ricorda il direttore di Asharq Al-Awsat in un editoriale intitolato senza ombra di fraintendimento “Proteggete i cristiani in Iraq”, la difesa di tutti i gruppi etnici del paese salvaguardia l’Iraq stesso dalle divisioni e dalle guerre civili e solo il melting pot delle civiltà può mettere freno all’estremismo. “I cristiani – è scritto nell’editoriale - hanno partecipato ai movimenti di liberazione e formazione delle nazioni arabe. Per esempio, in Libano e in Palestina i cristiani sono stati tra i pionieri della resistenza nazionale. Purtroppo oggi la resistenza in questi Paesi è concepita come un fenomeno puramente islamico. Ciò che è pericoloso in questa interpretazione dei fatti è che ritrae ogni crisi o guerra in Medio Oriente come se fosse uno scontro religioso, cosa che comporterà per i Paesi della regione una serie di conflitti senza fine”.

7 dicembre 2010

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