Redazione 

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha invitato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas alla Casa Bianca per incontri separati. La mossa, interpretata a Gerusalemme come offerta al disgelo dopo le evidenti frizioni degli ultimi mesi e la sensazione insolita di una crisi delle relazioni con l'insostituibile alleato d'Oltreoceano, è scaturita in seguito a un faccia a faccia di Netanyahu con Rahm Emanuel, il capo staff della Casa Bianca, in visita nella regione.

Netanyahu è atteso negli Stati Uniti per martedì prossimo, giusto in tempo per precedere il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Mahmoud Abbas, anch’egli invitato da Obama, nel tentativo di dare impulso ai fragili negoziati indiretti (“proximity talks”) tirati fuori dal cilindro della mediazione americana. La missione di Emanuel s'inserisce in questo quadro come un momento chiave dell'operazione disgelo avviata dall'amministrazione - anche sullo sfondo di crescenti preoccupazioni comuni suscitate dal programma nucleare iraniano – nei confronti del governo di Netanyahu. Una squadra a forte componente di destra che negli ultimi mesi ha faticato a trovare un minimo di sintonia col nuovo corso della Casa Bianca. E, anzi, non ha esitato ad opporsi quando da Washington è partita la sollecitazione a un congelamento degli insediamenti ebraici in territorio palestinese, estesa, oltre le colonie della Cisgiordania, anche a Gerusalemme est. Differenze che rimangono in vita e che tuttavia la leadership statunitense sembra ora disposta a diluire ancora. 

Obama ha chiarito sia a israeliani che palestinesi che non saranno considerati attendibili se entrambe le parti intraprenderanno azioni per minare i cosiddetti “colloqui di avvicinamento” che Mitchell sta mediando.

27 maggio 2010

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