Alessandro Vanni 

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non si recherà al vertice sulla sicurezza nucleare di Washington in programma il 12 e 13 aprile. Il presidente americano Barack Obama ha invitato oltre quaranta paesi al summit, convocato per affrontare il tema della prevenzione della diffusione delle armi nucleari a gruppi terroristici. Netanyahu avrebbe dovuto arrivare a Washington il prossimo lunedì, e prendere parte a una serie di conferenze il giorno seguente.

Fonti governative israeliane riportano che il primo ministro ha cancellato il viaggio per la decisione di Egitto e Turchia di sollevare la questione dell'arsenale nucleare di Israele durante la riunione e di chiedere a Israele di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Al Trattato hanno già aderito 189 Stati, inclusi tutti i Paesi Arabi, e attualmente ne sono fuori solamente Israele, India, Pakistan e Nord Corea. Israele è considerata l’unica potenza atomica del Medio Oriente, con un arsenale stimato tra i 100 e i 200 ordigni, valutazione mai confermata nè smentita da Tel Aviv. 

Durante l’ultima riunione della Lega Araba a Sirte, è stato emanato un documento per richiedere la liberazione totale del Medio Oriente dalle armi nucleari, chiedendo anche una revisione dell’Accordo di non proliferazione nucleare del 1970 allo scopo di creare un piano definitivo per eliminare completamente tale tipo di armamenti. 

Al posto di Netanyahu, prenderà parte Dan Meridor, vice primo ministro con delega per l’energia atomica. La risposta della Casa Bianca è giunta dal portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Mike Hammer: “Diamo il benvenuto al vice primo ministro Meridor. Israele è un vicino alleato e ci auguriamo di lavorare in stretto contatto sulle questioni relative alla sicurezza nucleare”. 

Durante i lavori dovrebbe essere affrontato anche il capitolo dei programmi nucleari di Iran e Corea del Nord, paesi esclusi dalla conferenza.

La nuova possibile strategia americana di adottare un piano di pace da imporre a Israele e Autorità palestinese, secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz avrebbe provocato  la reazione di Netanyahu di rifiutare piani di pace imposti dall’esterno. ''Non funzioneranno e comunque una soluzione imposta non sarebbe per noi accettabile'' ha affermato il primo ministro.

9 aprile 2010

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