Alessandro Vanni 

L'Iraq sa finalmente chi è il vincitore: Iyyad Allawi, 64 anni, ex Primo Ministro sunnita. Il lungo scrutinio delle schede per le elezioni legislative, ha decretato, seppur di misura, la vittoria della sua lista Al Iraqya che ha ottenuto due seggi in più (91) del Premier uscente Nuri al-Maliki, che, da parte sua, ha dichiarato di non voler accettare i risultati: “non ci sono dati definitivi, e non accettiamo questi risultati”.

Ma ancor prima di sapere i risultati definitivi, Allawi aveva sondato il terreno in vista di una coalizione di governo, incaricando Rifaa al-Isaawi di prendere contatti con tutti i partiti, nessuno escluso. “Fino a questo momento c'è stato dialogo - ha spiegato - i negoziati veri cominciano adesso, dopo aver avuto i risultati". "Il nuovo governo dovrà essere forte, in grado di prendere decisioni che portino alla pace in Iraq", ha poi aggiunto, manifestando anche l'intenzione di iniziare un nuovo capitolo con la Siria, l'Iran, l'Arabia Saudita e il Kuwait, Paesi con i quali stabilire migliori rapporti.

La coalizione guidata da al Maliki ha già annunciato che farà appello alla Corte Suprema per il riconteggio dei voti, nonostante l'inviato dell'ONU Ad Melkert abbia ritenuto "credibili" i risultati elettorali, invitando tutti i partiti ad accettarli. Al Maliki non sembra comunque rassegnato a passare all'opposizione, e ha prospettato la possibilità di fondersi con l'Alleanza Nazionale Irachena, della quale fanno parte i partiti confessionali sciiti e i seguaci del leader radicale Moqtada al Sadr raggiungendo così 159 seggi, o, in alternativa, unirsi alla coalizione dei partiti curdi, la Kurdistania (Upk e Pdk) che ha ottenuto 43 seggi, possibilità quest'ultima già prospettata al presidente Jalal Talabani. Infatti, come ha spiegato il presidente della Commissione elettorale, Faraj Haidari, il governo può essere formato anche da una coalizione di partiti, che, pur sconfitti singolarmente, abbiano la maggioranza dei seggi in Parlamento. 

I partiti sciiti sono usciti relativamente ridimensionati dalle urne, mentre sono state premiate le liste interconfessionali di Al Maliki e Allawi, votate dalla maggioranza degli iracheni che chiedono sicurezza e stabilità. Anche durante le elezioni, del resto, non sono cessati gli attacchi terroristici per dissuadere gli elettori dal recarsi alle urne, nonostante le strade fossero presidiate dalle truppe irachene, questa volta le sole a tutelare la sicurezza, a differenza delle elezioni del 2005 quando erano affiancate dalla forza internazionale. Un grave attentato è stato sferrato anche venerdì scorso, con due esplosioni in un mercato di Khalis, nella provincia sunnita di Diyala a nord di Baghdad, che hanno provocato 53 morti e oltre 100 feriti e ieri un esponente politico molto vicino ad Allawi è rimasto vittima di un'autobomba con altre cinque persone. La normalizzazione del Paese sarà perciò la prima e la più importante sfida che il nuovo Primo Ministro dovrà affrontare. 

29 marzo 2010

Vai all'inizio della pagina