Israele e gli Stati Uniti soffrono una crisi di proporzioni storiche a causa della decisione del governo di Netanyahu di costruire almeno 1.600 nuovi insediamenti nella zona orientale della città sacra di Gerusalemme. Hamas ed altri movimenti islamici hanno proclamato la giornata di oggi come il "giorno della collera” contro tali progetti. 
La polizia israeliana e i servizi di emergenza hanno decretato lo stato di massima allerta. 2.500 poliziotti antisommossa sono stati schierati oltre ai numerosi soldati. I valichi di transito alla Cisgiordania sono rimasti chiusi a causa dei violenti scontri a Gerusalemme fra giovani palestinesi e le forze di sicurezza israeliane.
Questa mattina ci sono stati alcuni scontri in parecchi zone della città. Nel campo profughi di Shuafat, la polizia ha reagito alla sassaiola dei palestinesi sparando proiettili di gomma e granate stordenti. Ad Issawiyeh le forze di sicurezza hanno sparato in aria per disperdere i manifestanti. Ci sono stati alcuni tafferugli anche nella zone di Wadi Joz.

Kammal Khatib, uno dei dirigenti del Movimento islamico in Israele, ha incoraggiato il “giorno della collera” quando ha inaugurato ieri nel rione ebraico nella Città Vecchia di Gerusalemme una maestosa sinagoga che è, topograficamente, più alta dalla Spianata delle Moschee. Lo sceicco Khatib ha aggiunto che da più parti si teme il tentativo israeliano di creare una presenza permanente nella Spianata delle Moschee.
Di conseguenza, il Movimento islamico in Israele ha organizzato convogli per portare i gruppi di fedeli islamici alla Spianata delle Moschee, ma gli autobus sono stati fermati in Galilea e fatti tornare indietro.
Ieri, il rabbino capo Yon Metzger ha negato l'esistenza di progetti concreti per la costruzione di una sinagoga nella Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Lo ha detto per calmare la gente e, tuttavia, le sue parole non sono riuscite a convincere il popolo palestinese, che è preoccupato per altre iniziative israeliane.
D'altra parte, la crisi fra Israele e gli Stati Uniti è la peggiore registrata dal 1975. Tuttavia, venerdì scorso la Segretaria di Stato americano, Hillary Clinton, ha detto che i legami fra i due paesi “non sono in pericolo. Il nostro rapporto è durevole e forte”, e Netanyahu ha affermato che loro “sanno come affrontare queste situazioni. Con equanimità, in modo responsabile e seriamente”.

La Clinton avrebbe domandato a Netanyahu di cancellare i nuovi insediamenti dall'agenda, ciò che, d'altra parte, potrebbe destabilizzare la coalizione del governo israeliano. Netanyahu, che ha giurato che continuerà a costruire a Gerusalemme e nei suoi dintorni, sarà presente in una conferenza a Washington la prossima settimana. 

16 marzo 2010

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