Emanuela Ulivi 

Il Premier libanese Saad Hariri è stato ricevuto sabato scorso in Vaticano da Papa Benedetto XVI col quale ha avuto un colloquio privato prima di incontrare il Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone e Monsignor Dominique Mamberti, responsabile degli Affari Esteri della Santa Sede.

Visita dai molti significati questa tra il capo della cristianitá, le cui comunitá mediorientali registrano reali difficoltá (specie in Iraq) e al centro del sinodo sull’Oriente che si terrá in Vaticano in autunno, e l’esponente (sunnita) del Paese con la più alta presenza percentuale di cristiani della regione, definito da papa Giovanni Paolo II “Paese messaggio”. I cristiani in Libano, da comunitá più numerosa, si sono ridotti nell’arco di pochi decenni e da alcune settimane, sollevato dal presidente del Parlamento Nabih Berry, è di nuovo aperto il dibattito sull’abolizione del confessionalismo in politica, che tutti vorrebbero ma che tutti in fondo temono.

Nel suo colloquio con Benedetto XVI, il premier Hariri ha messo l’accento sul ruolo dei cristiani, sull’importanza della coesistenza in Libano e sul ruolo del Libano nel dialogo tra le culture. Al centro anche il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri due giorni prima del viaggio in Vaticano, che istituisce il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, come festa nazionale islamo-cristiana, ricorrenza giá celebrata da tre anni dalla comunitá cristiana e da quella musulmana insieme. 

Hariri ha invitato Benedetto XVI in Libano dove ci sono molti luoghi importanti per i cristiani, chiedendo al papa di incoraggiare il turismo religioso, ha fatto sapere il premier libanese nella conferenza stampa al termine dei colloqui, durante la quale ha definito la parita’ islamo-cristiana, fissata dalla Costituzione ha ricordato, indispensabile per il Libano. E la coesistenza come la cosa piu importante da preservare evitando qualunque divisione nel Paese che “ci indebolisce più di qualunque guerra” ha aggiunto, riferendosi alle minacce di Israele delle quali ha parlato tra l’altro nel colloquio col cardinale Bertone e monsignor Mamberti ai quali ha chiesto di adoperarsi con i Paesi della regione per evitare venga compiuto un passo falso in questa fase e in futuro, in Libano come in Medio Oriente.

E’ la risoluzione 1701 del Consiglio delle Nazioni Unite, ha detto Hariri, che protegge il Libano da qualunque minaccia israeliana, della quale “noi vogliamo l’applicazione”,  (necessitá, come riferisce la stampa libanese, di cui ha parlato il segretario di Stato americano Hillary Clinton durante una telefonata a Saah Hariri mentre si trovava in Vaticano, incentrata sugli sforzi degli Usa per rilanciare il processo di pace, l’applicazione della 1701 e la protezione del Libano dai danni regionali dai quali stare in guardia), mentre proseguiranno i contatti con Paesi amici come l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti, la Germania, che hanno relazioni privilegiate con Israele.  

Tra poche settimane, il premier Hariri tornerá in Italia per incontrare il presidente del Consiglio Berlusconi.

23 febbraio 2010

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