Emanuela Ulivi 

Commemorazione ieri a Beirut dell’assassinio dell’ex-premier Rafik Hariri, vittima il 14 febbraio 2005 di un attentato in cui hanno perso la vita 16 persone. Data che ha segnato l’inizio della rivoluzione dei cedri  e  la nascita della coalizione del 14 marzo, simbolo dell’unità nazionale, che  detiene ancora la maggioranza in Parlamento e dalla quale nell’agosto scorso Walid Joumblatt ha preso le distanze.

Occasione quindi per Saad Hariri, che da tre mesi guida un governo del quale fa parte l’opposizione, come già nel 2008 dopo gli scontri sanguinosi del maggio e l’accordo di Doha,  di ribadire l’arabità,  la democrazia, la libertà, la sovranità e l’indipendenza del Libano e dare nuovo impulso allo spirito della coalizione. E di consacrare di fronte a decine di migliaia di libanesi la nuova politica con la Siria -che cinque anni fa, proprio sull’onda della rivoluzione dei cedri, ha ritirato le sue truppe presenti in Libano da quasi trent’anni come indicato nella risoluzione Onu 1559  ed è stata accusata dai leader del 14 marzo di essere implicata nell’assassinio di Hariri-  con la quale oggi si sono aperte le relazioni diplomatiche. Una nuova fase , ha affermato Saad Hariri  che a dicembre si è recato in visita a Damasco, tra stati sovrani, liberi e indipendenti, inserendo il Libano all’interno della “carta delle riconciliazioni arabe”, nell’ambito di quella “grande finestra” aperta dall’Arabia Saudita col suo riavvicinamento alla Siria dopo anni di freddezza seguiti all’assassinio di Hariri. Rilanciando lo slogn “Lebanon First” e mettendo al centro la stabilità, la riconciliazione, la solidarietà contro le minacce israeliane e il rifiuto di qualunque motivo di scontro civile.

Slogan non condiviso da Joumblatt che ha preso parte alla manifestazione, lasciando la piazza prima che prendessero la parola Saad Hariri, Amine Gemayel Samir Geagea e l’ex premier Siniora. In attesa che il Tribunale Speciale per il Libano consegni la verità, come chiedeva il popolo libanese il 14 febbraio del 2005 nella stessa piazza dei Martiri dove ogni anno continuano a radunarsi, sull’assassinio di Hariri e su tutti gli attentati che hanno sottratto alla coalizione del 14 marzo deputati, ministri, giornalisti, civili.

15 febbario 2010

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