Emanuela Ulivi 

Si è conclusa martedì scorso la visita in Libano del capo dello stato Giorgio Napolitano, che ha voluto celebrare la festa delle Forze Armate prima che nella capitale, col contingente italiano dell’Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) di stanza nel Sud del Paese dove ha incontrato il comandante della missione ONU, il generale Claudio Graziano.
 
Arrivato lunedì sera a Beirut con un aereo personale accompagnato dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa e da una delegazione di stato, il presidente Napolitano è stato accolto all’aeroporto Rafik Hariri, in rappresentanza del Presidente libanese, dal capo del governo uscente, Fouad Siniora, dal ministro di Stato Nassib Lahoud e dall’Ambasciatore Gabriele Checchia, prima di incontrare il Presidente della Repubblica Michel Sleiman col quale ha avuto un colloquio prima della cena offerta a Baabda in suo onore.

Il presidente Sleiman, ospite l’anno scorso del Quirinale, ha sottolineato il ruolo dell’Italia in Europa e in seno all’UNIFIL, senza dimenticare il costante sostegno al Libano auspicando il rafforzamento delle relazioni bilaterali a tutto campo ed il proseguimento degli sforzi per raggiungere una pace globale nel conflitto mediorientale, sulla base delle risoluzioni Onu e dell’Iniziativa Araba di Pace.

Di comune visione sulle questioni mediorientali ha poi parlato il capo dello stato Giorgio Napolitano, ricordando i legami che intercorrono tra i due Paesi e assicurando anche per il futuro il sostegno dell’Italia al Libano. Paese cui ha augurato successivamente al colloquio col generale Graziano presso il comando della missione UNIFIL a Naqoura, la rapida composizione del governo (che non ha ancora visto la luce dopo le elezioni legislative del giugno scorso) nella speranza di una pace nella regione in cui il Libano possa vivere in sicurezza e stabilità, sottolineando la necessità di dare applicazione alle varie risoluzioni Onu.

Tra queste la risoluzione 1701 del 2006,  grazie alla quale il contingente delle Nazioni Unite presente in Libano dal 1978  è stato rafforzato ed opera a fianco delle forze armate libanesi nel Sud del Paese. Tra i reparti dei 27 Paesi che lo compongono, quello italiano, con 2662 militari presenti al momento, continua ad essere il più numeroso ed ha la responsabilità del comando del settore Ovest della regione a Sud del fiume Litani, fino al confine con Israele, controllata dell’Unifil.

Parlando ai militari italiani nella base di Shamaa, a Sud di Tiro, la vigilia della ricorrenza del 4 novembre il presidente Napolitano ha ribadito che l’impegno dell’Italia: "e' e resterà a lungo uno dei punti fermi del fondamentale impegno operativo delle Forze armate italiane e della nostra diplomazia negli scenari internazionali in profonda trasformazione del XXI secolo". E riguardo alla missione in Libano e al lavoro che svolgono i nostri militari, ha rivolto loro l'apprezzamento del Paese e personale per l'opera straordinaria "a sostegno della pace e per la stabilizzazione di un'area di importanza vitale per i delicati equilibri dell'area mediorientale e dell'intera regione mediterranea". Aggiungendo poi: "oggi, l'impegno militare italiano nel mondo e' davvero rilevante per le sue dimensioni, ma anche e soprattutto per la sua qualità: dall'Afghanistan ai Balcani fino a qui in Libano, le nostre Forze armate si distinguono per le capacità operative di eccellenza che mettono in campo e per la perizia e la dedizione con cui sanno coniugare l'indispensabile presidio della forza con l'assistenza alle popolazioni e il sostegno alla ripresa delle attività economiche e alla ricostruzione delle istituzioni nelle aree di crisi". Un’attività a vasto raggio che va oltre le missioni:"le Forze armate sono insieme simbolo e strumento non certo di divisione e di offesa come nel passato, ma di legalità e di difesa dei diritti dell'uomo, presupposto di sicurezza e quindi di crescita economica e di avanzamento democratico".

6 novembre 2009

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