Alessandro Vanni 

ALGERI Abdelaziz Bouteflika, 72 anni, è stato riconfermato alla guida del Paese per il terzo mandato consecutivo con oltre il 90% dei voti. Il Presidente in carica, dopo l'emendamento alla Costituzione del 12 novembre scorso, che aboliva il limite dei due mandati alla presidenza, si era garantito la possibilità di ricandidarsi per la terza volta, anche con l'aiuto di una macchina organizzativa e propagandistica senza rivali che gli hanno fruttato un vero e proprio plebiscito.

Il pericolo reale per Bouteflika era rappresentato dall'astensionismo, invocato a gran voce come forma di boicottaggio dalle opposizioni, che non avevano candidato nessuna alternativa valida per protesta. Gli unici candidati di facciata hanno raccolto ben pochi consensi: Louisa Hanoune, l'unica donna leader del Partito dei lavoratori, il 4,22%, Moussatouati del Fronte nazionale algerino il 2,31%, Mohammed Younsi del partito islamico El islah l'1,37%, Ali Rebaine del piccolo Ahd54 lo 0,93% e Mohammed Said dell'islamico moderato Partito per la giustizia e libertà lo 0,92%.

L'affluenza alle urne, invece, è stata del 74,54% degli aventi diritto, secondo quanto riportato dal Ministro dell'Interno Yazid Zerhouni. Assumendo il dato come reale, sorprenderebbe la partecipazione degli algerini, che si sono trovati di fronte a una campagna elettorale con pochi spunti e alternative, proprio grazie all'apparato disposto sul campo da Bouteflika. Il dato è stato aspramente contestato dall'opposizione che ha parlato di "una grande frode", e di risultati elettorali "gonfiati" grazie a migliaia di voti falsi. Il leader del Fronte delle forze socialista, Nassim Fadeg, ha annunciato una "contestazione ufficiale", evidenziando cifre tutt'altro che in linea con quanto riportato da fonti ufficiali: soltanto il 18% degli aventi diritto. 

Già in partenza, del resto, era difficile pensare a una sconfitta per Bouteflika, alla guida del Paese da 10 anni, mantenendo un forte consenso favorendo i settori che costituiscono la sua base elettorale. Ad influire è stato anche il discorso sulla riconciliazione nazionale, che prevede un'amnistia generale per porre fine al decennio di morte e terrore che ha provocato decine di migliaia di vittime. Le vittime di tale scia di violenza, che non hanno ottenuto alcun risarcimento, non condividono naturlamente la rielezione di Bouteflika. Nel Paese si parla di "mandato a vita" per il Presidente, che di fatto, grazie alla riconferma, si candida a diventare il più longevo della storia algerina. I suoi predecessori, Houari Boumediene Chadli Bendjedid, hanno infatti governato entrambi per 13 anni, mentre Bouteflika arriverebbe addirittura a 15.

11 aprile 2009

Vai all'inizio della pagina