Emanuela Ulivi 

Grande poco più della Svizzera, il Bhutan è il paese in cui la ricchezza non si misura col Prodotto Interno Lordo ma con la Felicità Interna Lorda. “Il governo reale del Bhutan ha 10 ministeri che lavorano per portare l'obiettivo della felicità nazionale lorda più vicina alla realtà”, si legge sul sito del Ministero dell’Informazione. Collocato nella catena dell’Himalaya tra il Tibet e la Cina, con poco più di 700.000 abitanti, il Buthan mette al primo posto il rispetto dell’ambiente e lo stile di vita, valida alternativa alla società dei consumi. Anche la Toscana, a partire dal suo territorio e dagli sforzi per preservare il patrimonio ambientale e umano, guarda nella stessa direzione, verso il buon vivere. Dimensione che è stata posta al centro della celebrazione del Bhutan Day il 19 maggio scorso in Consiglio regionale, evento reso possibile dal presidente dell’Assemblea toscana Eugenio Giani e con la collaborazione dell'Associazione Italia Kuwait. Alla manifestazione è intervenuta l’ambasciatrice del Bhutan all’Unione Europea, Aum Pema Choden, con a fianco la presidente dell’Associazione Amici del Bhutan-Italia Maddalena Fortunati.  Un affollato salone delle Feste ha visto inoltre i contributi di Chiara Montanari, Barbara Calvi, Eleonora De Marchi e il saluto di Alessandro Lo Presti, responsabile delle relazioni istituzionali del presidente del consiglio. L’associazione Italia-Kuwait era rappresentata del presidente Pierandrea Vanni e dall’On.le Marco Cellai, componente il consiglio direttivo e da Leopoldo Gori.

Ecco l’intervista per dao on line della presidente Maddalena Fortunati. 

Possibile che in un paese così piccolo, lontano dal mare, non certo ricco né meta del turismo più esclusivo, si sia in grado di conoscere e persino di misurare la felicità?

“Nel 1972 – risponde la presidente Fortunati - Jigme Singye Wangchuck, quarto re del Bhutan si chiese che cosa avrebbe potuto fare per portare il suo popolo non tanto verso l’aumento del reddito pro capite bensì verso uno stato di benessere interiore, cioè quali politiche avrebbero dovuto essere adottate perché il popolo fosse felice. Il Quarto Re Dragone, cresciuto molto in fretta negli anni critici della rivoluzione cinese e delle drammatiche conseguenze sui paesi vicin), salì sul trono giovanissimo e prese molto sul serio l’idea di trovare un indicatore di benessere alternativo al PIL. Sicuramente la storia del Bhutan è stata influenzata in gran parte dalla presenza del Buddismo Tantrico sin dal secolo XVII e dai precetti della religione buddhista, cui si è ispirato il re nella ricerca della felicita per il suo popolo.”

Un obiettivo affascinante…..

“Ai giorni nostri scienziati, intellettuali, leader visionari, rock star e persone comuni ci hanno spiegato in tanti modi come il PIL non possa dare indicazioni efficaci sul grado di felicità di cui godiamo. Uno dei discorsi più famosi è quello di John Fitzgerald Kennedy nel 1968:’Il PIL include l’inquinamento della nostra aria e la pubblicità delle sigarette, il costo delle ambulanze che ripuliscono le nostre strade dalle carneficine. Il PIL include anche il costo dei lucchetti che servono per blindare le nostre porte e quello delle  prigioni per le persone che li scassinano…’ Così in Bhutan fu istituito un centro nazionale di ricerca dove i ricercatori potessero indagare scientificamente quali parametri sono più adatti a descrivere e misurare il grado di felicità per un essere umano, e, alla fine, nacque il FIL, l’Indice di  Felicità Interna Lorda”.

Come si compone il FIL?

“Secondo il Re l’essenza del FIL è la garanzia di avere pace e felicità tra i cittadini, sicurezza e sovranità sul territorio nazionale. Dal punto di vista tecnico, il FIL è un numero e si calcola attraverso 33 indicatori, il valore di ciascun dei quali a sua volta è la somma pesata di una serie di parametri, che hanno lo scopo di indagare la felicità individuale in 9 aree considerate importanti per raggiungere l’equilibrio nell’arco della vita. Gli ambiti di indagine spaziano dai domini più classici (lo standard di vita, la salute e l’educazione, l’uso del tempo, la qualità della governance sul territorio, la biodiversità e la resilienza dell’ambiente in cui si vive), a quelli più innovativi: il benessere psicologico, la vitalità della comunità, la diversità culturale e la resilienza della comunità. Sulla base di questa griglia, periodicamente, vengono sottoposti dei questionari ai cittadini per valutare se le politiche messe in atto dal governo abbiano avuto un impatto positivo sulla loro vita e se, quindi, abbiano effettivamente migliorato il loro benessere e la loro felicità. Nei questionari si assume che una persona sia felice se assegna la sufficienza complessiva ad almeno 6 domini su 9. Con il punteggio finale, poi, si valuta la politica del governo”.

La felicità come scopo della politica insomma.

“Dal punto di vista politico, il Bhutan è una democrazia parlamentare. Dal 2008 infatti, per volontà del re la monarchia è stata abolita e il paese è governato da un gruppo di cittadini eletti dal popolo, le cui politiche sono misurate sui risultati del FIL. Economicamente il Bhutan ha conosciuto un periodo di rapida espansione, con tassi medi di crescita del 7,9% negli ultimi due decenni, dovuta principalmente all’ampliamento del settore idroelettrico, passando rapidamente da un economia prevalentemente agricola ad una basata sull’esportazione di energia. Questa trasformazione, oltre ad aumentare il benessere, rende il Bhutan particolarmente vulnerabile agli shock finanziari dei Paesi confinanti. Secondo l’ultimo Resoconto alla Nazione, nonostante il Bhutan sia un paese tra quelli cosiddetti in via di sviluppo e attualmente stia attraversando un momento critico, sta registrando notevoli progressi nel garantire a tutti i cittadini eguali opportunità, in particolare negli ambiti dell’educazione e della sanità. Dagli introiti dei turisti occidentali che visitano il paese ogni anno, una quota giornaliera di 68 US$ a persona, viene versata alle casse dello stato ed utilizzata per garantire sanità ed educazione gratuite a tutti i cittadini. Compresi gli stranieri.”

Perché è nata nel 2003 l’Associazione Amici del Bhutan, di chi l'idea?

“Negli anni ‘90, alcuni studenti bhutanesi arrivarono in Italia per studiare presso l’ateneo di Bologna e formarsi nei campi medici, ingegneristici, agrari, ed economici. L’allora rettore Roversi Monaco, stipulò un accordo con il governo bhutanese per accettare un gruppo di 12/15 studenti che, dopo aver imparato l’italiano, si laurearono e rientrarono nel loro paese per occupare posti dirigenziali. Per dar voce all’amicizia con i compagni di corso e mantenere i contatti con i bhutanesi, su sollecitazione dell’allora ambasciatore all’ONU di Ginevra, Bab Kesang, venne fondata l’Associazione Amici del Bhutan, Associazione di Promozione Sociale con lo scopo di far conoscere la cultura bhutanese e di rispondere alle richieste di sviluppo di alcuni progetti in ambito medico, socio-sanitario, agrario e della conservazione dei beni culturali.”

All’incontro in Regione, cui hanno preso parte gli studenti del Liceo Cicognini di Prato, c’è stato un "assaggio" del Bhutan- compreso quello di carattere gastronomico -, ma cosa succederà dopo questo evento: ci sarà un seguito nelle relazioni tra la Toscana, la vostra associazione e il Bhutan?

“Auspichiamo di poter scambiare le esperienze tra studenti. Attualmente due studenti bhutanesi frequentano il Politecnico di Brescia e conseguiranno un master biennale in ingegneria. Vorremmo poter offrire supporto logistico, e non solo, ad altri studenti che spaesati necessitano di giovani tutor loro coetanei. Inoltre ci piacerebbe che un gruppo di studenti italiani facesse un’esperienza formativa in Bhutan, forse anche in supporto ai progetti che si occupano di gioventù, disabili o di persone anziane delle aree più remote del paese.”

25 maggio 2017

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