Emanuela Ulivi

E' iniziata la 68° edizione del il MISFF – Montecatini International Short Film Festival, il festival del corto più antico d’Italia che l’anno scorso ha coinvolto 5.500 persone. Una settimana di cinema - dal 20 al 26 ottobre - da tutto il mondo ma anche un’opportunità per i nuovi talenti. Ad inaugurare il MISFF Giancarlo Giannini premiato con l’Airone d’oro e che ha tenuto un laboratorio agli studenti all’interno delle convenzioni per i progetti di alternanza scuola lavoro.

Dopo la Casa del Cinema a Roma, il 16 scorso il programma del 68° MISFF è stato presentato a Firenze, nella sede del Consiglio regionale con il presidente Eugenio Giani, il direttore artistico del festival Giovanni Bogani, Simone Gagliardi a capo della Commissione Cultura di Montecatini Terme e Fabio Spennato, presidente di MT City Farm. E ovviamente col presidente del MISFF, Marcello Zeppi cui chiediamo: la qualità più che il glamour, questa la caratteristica del festival. Come traduce questa formula l’edizione 2017 del festival?

“Con una particolare attenzione alle giovani generazioni - risponde Zeppi - dove etica, qualità e creatività sono elementi qualificanti di una strategia che fa parte del progetto nazionale di alternanza studio-lavoro nel cinema, portato recentemente dal MISFF alla Camera dei Deputati. Inoltre con la qualità nella formazione attraverso le persone che mettiamo a disposizione, che debbono essere tutte qualificate. Giancarlo Giannini è un esempio, ma ci sono anche Federica Vincenti, Giada Benedetti, che si è formata anche a Los Angeles e a New York, Sarah Maestri, già protagonista del film Notte prima degli esami, e Sebastiano Somma che chiuderà, il 26 ottobre, il festival nella serata delle premiazioni. E per la qualità dei contenuti: il MISFF crea dei laboratori di cinema nelle scuole di tutti gli ordini, dalle elementari alla maturità”.

Oltre 100 i corti selezionati da tutto il mondo, più 25 lavori dai cineclub italiani. Che risonanza ha questa manifestazione che resiste da oltre mezzo secolo alle varie crisi del cinema?

“Quando si parla di proiezioni, si parla di 101 proiezioni internazionali, più 25 nazionali, più 30 fuori concorso ma che provengono da festival internazionali. Il MISFF è molto conosciuto all’estero, più che in Italia, e tutti hanno piacere di partecipare ad un festival storico con una consolidata reputazione”.

In pratica cosa vuol dire?

“Il MISFF è’ un’alchimia. E’ tradizione, ha 68 anni, e ogni edizione è ricca di diversi contenuti. Il fatto che vi sia un’attività di promozione per dei gemellaggi nel mondo, lo rende molto attrattivo. In giuria poi, ci sono i fondatori di vari festival stranieri, vengono dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Russia e si prendono i migliori film e li portano ai loro festival”.

Quest’anno si terrà la seconda edizione del The Author’s day, pensato per dare l’opportunità agli autori più bravi di trovare un produttore. Ci sono buone idee in giro?

“Le idee che arrivano per la presentazione sono importanti quando vengono presentate in modo convincente. Le idee sono buone, si vede una certa vivacità e una ripresa di temi che non sono quelli riproposti dalla cronaca e dai telegiornali ma riguardano piuttosto la nostra intimità”.

Oltre alle tante produzioni dai paesi asiatici, sono stati selezionati film dall’Iran, da Israele, dall’Iraq, Giordania, uno persino dalla martoriata Siria, uno dal Libano, uno dall’Algeria. Quale filmografia esprimono i paesi mediorientali?

“Mentre prima si parlava solo di guerre e vicende di questo genere, ora i registi si confrontano di più con la persona, vista nei suoi rapporti con gli altri, con la famiglia e la società che la circonda. Nonostante le guerre, c’è bisogno di raccontarsi, un desiderio intimistico. Questo non lo avevo notato gli altri anni; ho visto affrontare il tema del rapporto intergenerazionale dall’Ucraina, Russia, Georgia, ora invece è un fenomeno più esteso, non una tendenza ma un’urgenza”.

Il MISFF dedica un’intera sezione ai cineclub: c’è, secondo lei ricchezza creativa in questo momento?

“C’è spazio per tutti. Alcuni sono ancorati ad un retaggio culturale legato ad un modo di raccontare del cinema, utilizzando archetipi narrativi che appartengono alla generazione di coloro che hanno vissuto il dopoguerra. E ci sono invece nella Federazione Italiana Cineclub giovani e giovanissimi che pur avendo acquisito informazioni dai padri fondatori della FEDIC, leggendo la contemporaneità hanno trovato il proprio registro filmico”.

Il MISFF collabora con altre istituzioni europee, francesi, spagnole, portoghesi, russe, e sta guardando alla regione euroasiatica. Prevede delle collaborazioni anche nel Mediterraneo?

“Vorremmo avere rapporti col Mediterraneo nel prossimo futuro, per questo abbiamo già cominciato a proporre dei gemellaggi col Marocco, l’Algeria e la Tunisia. E pensiamo di allargare ad altri paesi come il Kuwait e il Libano”.

Programma del Festival: https://filmvideomontecatini.jimdo.com/programma/

19 ottobre 2017

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