Emanuela Ulivi 

Per gli oltre due milioni di pellegrini arrivati quest’anno da 160 Paesi alla Mecca, in Arabia Saudita, oggi è stato il Giorno di Arafat, in cui i musulmani si radunano sulla collina lì vicino per pregare e supplicare il perdono. Ma è stato anche il momento in cui il Gran Mufti della Mecca Abdel Aziz Al-Cheikh, guidando la preghiera alla moschea di Nimrah al Monte Arafat, si è scagliato in diretta tv contro i jihadisti dell’ISIS (lo Stato Islamico di Iraq e Siria) che stanno insanguinando il Medio Oriente ed ha chiesto ai leader musulmani di colpire gli estremisti. Dal luogo in cui il Profeta ha tenuto il suo ultimo sermone, il Mufti, dopo aver qualificato già ad agosto ISIS e Al Qaeda i nemici numero uno dell’Islam ricordando che i musulmani sono le principali vittime, ha ribadito a chiare lettere che il radicalismo e il terrorismo non hanno niente a che fare con l’Islam. Nelle stesse ore l’ISIS diffondeva il video della decapitazione del quarto ostaggio, Alan Henning, tassista inglese di 47 anni, cooperante in Siria.

Ad ascoltarlo c’erano anche i 26.922 pellegrini irakeni, il 50 per cento dei quali arrivati da aree sunnite e kurde. Secondo la Gazzetta Saudita, stando al capo della delegazione 8,345 iracheni che vivono nelle zone controllate dall’ISIS sono riusciti a uscire dal Paese di nascosto per raggiungere La Mecca. Alcuni hanno attraversato di notte l’Eufrate, altri sono passati dal governatorato di Kirkuk, convincendo le autorità del Kurdistan ad aiutarli. 

Perché l’hajj è il viaggio della vita, uno dei cinque pilastri dell’Islam che un musulmano deve compiere, se ha i mezzi economici e le forze, almeno una volta nella vita. Molti pellegrini impiegano anni per mettere da parte il denaro per il viaggio in cui purificare l’anima. Che rappresenta anche un’occasione di incontro tra i popoli e un momento di condivisione. I rituali dell’hajj sono rimasti immutati dal settimo secolo. Alla Mecca i pellegrini pregano alla Grande Moschea al-Haram e camminano sette volte in senso antiorario intorno alla Kaaba, la struttura a forma di cubo al centro della moschea più gramde dell’Islam alla quale i musulmani di tutto il mondo rivolgono ogni giorno le loro preghiere. Poi salgono sul monte Arafat: un momento molto intenso pieno di emozioni. 

Al termine del Giorno di Arafat i fedeli trascorreranno la notte nella valle di Mouzdalifa, poco distante e domani parteciperanno ad un altro rituale, la lapidazione di Satana nella valle di Mina, nel primo giorno dell’Aid al-Adha, la festa del Sacrificio che chiude l’hajj, nel giorno previsto dal calendario islamico.

3 ottobre 2014 

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