Giulia Brugnolini 

L’artista Tammam Azzam, classe 1980, è nato a Damasco ed è vissuto in Siria fino ad un anno fa, quando, per paura di essere chiamato alle armi, è emigrato a Dubai, da dove oggi racconta la tragedia del suo popolo attraverso particolari “murales” realizzati grazie ai programmi di fotoritocco. Dal 7 al 10 maggio sarà a Milano, nello spazio espositivo del Casello Ovest di porta Venezia, con la serie di opere digitali dal titolo Museo Siriano, nell’ambito di Creative Syria, l’evento di arte contemporanea curato dalla giornalista Donatella della Ratta. 

La mostra Museo siriano, che ha l’intento dichiarato di voler rompere il silenzio e l’indifferenza della comunità internazionale, accosta le riproduzioni di alcune opere dei più grandi artisti europei -da Leonardo Da Vinci a Matisse, Goya, Picasso così come del più moderno Andy Warhol, che per Tammam rappresentano le conquiste dell’umanità-  ad un particolare sfondo: le foto di Damasco e Aleppo devastate dalla guerra civile, a simboleggiare gli errori che questa stessa umanità è in grado di commettere. 

Una delle immagini uscite dal mouse di Tammam che ha fatto il giro del mondo è quella che riproduce il celebre Bacio di Gustav Klimt su di un edificio distrutto dai bombardamenti. “Il bacio” spiega il giovane artista “mostra l’amore tra le persone e l’ho voluto contrapporre alla capacità di un popolo di odiare il regime”. Un’altra immagine ricontestualizza è Il tre di maggio, il dipinto attraverso il quale Goya ha raccontato l’uccisione di centinaia di cittadini innocenti spagnoli agli inizi dell’Ottocento. Nel riproporre la stessa scena profilandola tra le macerie attuali, l’autore chiede allo spettatore di riflettere su quanti tre di maggio ci siano stati in Siria.

La cartina politica della Repubblica siriana è poi un leitmotiv. In Bleeding Syria è disegnata con macchie rosso sangue, mentre in un’altra opera ha come sfondo il logo dell’Onu, anch’esso tinto di rosso invece che di blu. 

Ho lasciato Damasco e sono venuto a Dubai perché non volevo combattere con le armi ed ho scelto un altro tipo di lotta”, confessa Tammam Azzam che ha deciso di sfruttare il proprio talento per dare voce alle sofferenze del suo popolo.

6 maggio 2013

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