Giulia Brugnolini 

Il patrimonio archeologico siriano, uno dei più ricchi del Medio Oriente, è di nuovo vittima di una guerra civile che non accenna a risolversi. Decine di città greco-romane, le cosiddette città morte, ma una volta cuore dell’antica Siria, dislocate nella parte meridionale del Paese vicino ad Aleppo sono le trincee dietro le quali si nascondono i ribelli per monitorare il passaggio dei caccia dell’aviazione del regime, che a loro volta non risparmiano i siti archeologici quando devono colpire le basi nemiche.

L’antica città di Ebla, distrutta per la prima volta intorno al 2200 avanti Cristo e di nuovo alcuni secoli dopo, riportata alla luce nel 1967 grazie alla missione archeologica diretta da Paolo Matthiae dell' Università La Sapienza di Roma, contiene sepolcri antichissimi e migliaia di tavole cuneiformi rilevatesi fondamentali nello studio della cultura dell’epoca. Tesori oggi esposti a furti e atti di vandalismo. Sotto tiro e’ anche la “sposa del deserto”, come una volta veniva chiamata la città romana di Palmyra, descritta nell’Antico Testamento come una città del deserto fortificata da Salomone. Lo scempio del patrimonio storico artistico della Siria riporta alla mente uno scenario già visto nel 2003 durante la guerra in Iraq, al saccheggio del museo nazionale, alla biblioteca coranica bruciata e alla distruzione di alcune antiche città sumere.

Secondo Cheikhmous Ali, portavoce dell’organizzazione Protect Syrian Archeology che sta documentando i danni della guerra in corso alle antichità siriane, un’intera civilizzazione patrimonio dell'umanità sarebbe sotto attacco. Un grido di allarme che segue il bilancio drammatico tracciato pochi mesi fa, dopo la distruzione del tempio di Tell Sheikh Hamad, l’antica città assira nella regione occidentale del Paese, e il bombardamento dei muri e delle torri del castello di Al- Madiq al centro delle rovine di Apamea, dove sono stati trafugati i mosaici del periodo romano. 

Le cifre diffuse dall’Onu a febbraio parlano di oltre settantamila morti in questa guerra che non accenna a finire, un bilancio pesantissimo che sta annoverando la perdita di una parte del patrimonio dell’umanità tra i danni collaterali. "La polverizzazione ed il furto di intere città piene di storia, priva le generazioni future dei loro diritti e delle loro radici esistenziali" ha commentato il celebre corrispondente Robert Fisk.

Di questo pericolo è consapevole anche il governo; per questo il ministro dei beni culturali Maamoun Abdul Karim ha rivolto un appello ai ribelli e alle forze forze filogovernative che si stanno combattendo duramente e senza quartiere, a preservare il patrimonio archeologico. Una volta terminata la guerra civile, temono le istituzioni siriane, il settore del tursimo potrebbe non tornare più ai livelli di prima: quando la Siria per valorizzare il suo patrimonio aveva incentivato gli sforzi istituendo, negli ultimi dieci anni, venticinque nuovi musei in tutto il territorio nazionale, in cui sono conservati oggetti e testimonianze di immenso valore.

8 aprile 2013

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