Giulia Brugnolini 

La vita della quindicenne pakistana Malala Yousafzai, diventata paladina del diritto all’istruzione e ad oggi la più giovane mai candidata al Nobel per la pace, verrà ora raccontata in I am Malala edito dalla britannica Weidenfeld & Nicolson. “Voglio raccontare la mia storia– ha spiegato Malala - perché è la stessa degli altri sessantuno milioni di bambini che non possono andare a scuola e promuovere così una campagna per l’istruzione di ogni bambino, che è un diritto fondamentale”.

Era il 2008 quando i talebani iniziarono a seminare il terrore nelle scuole in Pakistan, soprattutto quelle femminili simbolo dell’emancipazione, fino ad impedire alle ragazze di accedere all’istruzione secondaria nelle scuole private. L’allora undicenne Malala si ribellò a quell’imposizione continuando a frequentare una scuola sempre più vuota, nel distretto dello Swat al confine con l’Afghanistan. Cominciò allora a raccontare la sua ribellione ma anche tutto ciò che era accaduto prima, i bombardamenti, la paura, il divieto di indossare divise sgargianti, nel blog sul sito in lingua urdu della la BBC che la rese celebre, sotto lo pseudonimo di Gul Makai. Il 14 gennaio 2009, Malala scrive: “Il preside ha annunciato l’inizio delle vacanze invernali ma non ha neanche accennato il giorno in cui riaprirà la scuola. È la prima volta che succede. I talebani hanno annunciato il divieto di andare a scuola per le ragazze a partire dal 15 gennaio (domani). Qualche ragazza ottimista crede che la scuola riaprirà a Febbraio mentre altre hanno detto che i loro genitori vogliono lasciare lo Swat per non interrompere il percorso educativo.”

Le istituzioni pakistane, che cercano di tenere testa ai talebani, non sono rimaste indifferenti alla battaglia di Malala. Nel 2011 le e’ stato conferito il National Youth Peace Price, mentre su iniziativa di Tarek Fatah, lo scrittore pakistano naturalizzato canadese, sono state raccolte 280.000 firme per candidare la giovane al Nobel per la pace. Ma il 9 ottobre 2012 un talebano le ha sparato un colpo alla testa mentre stava salendo sul pullman della scuola. Dopo tre interventi di ricostruzione craniale al Queen Elisabeth Hospital di Birmingham, l’ultimo il mese scorso, la ragazza è finalmente tornata a una vita normale.

Una ragazzina coraggiosa, dallo sguardo dolce, con un rapporto meraviglioso coi genitori partecipi e orgogliosi delle rivendicazioni della loro figlia, come faceva sapere la stessa Malala sul suo blog: “a mia madre –scriveva- è piaciuto lo pseudonimo 'Gul Makai' e ha detto a mio padre 'perché non cambiamo il suo nome in Gul Makai?'”. E ancora, “mio padre ha detto che alcuni giorni fa una persona aveva con sé una copia di questo diario e parlava di quanto fosse bello. Mio padre ha sorriso ma non ha potuto dire che era scritto da sua figlia”.

6 Aprile 2013

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