Donatella Mercanti 

Trasgressione, provocazione, poesia, pop-art mediorientale. Vite ‘on the road’, emozioni di artisti e gente comune,  racconti metropolitani, indipendenti, memoria di culture antiche, epilli incastonati nel cinema, narrati  nel Festival “Middle East Now”  giunto alla quarta edizione. Dal 3 all’8 Aprile, a Firenze, il mondo arabo e il Mediterraneo saranno  protagonisti privilegiati, il Festival ospitato al cinema Odeon, all’Auditorium Stensen, e in altre suggestive location della città, svela il volto moderno e ancora poco conosciuto di città del nord Africa, di paesi come l’Iran, l’Iraq, il Libano, Israele, l’Egitto, la Palestina , la Giordania, lo Yemen, la Siria, il Bahrein. Un viaggio di costume, psicologico, nei paesi più “caldi” del Medioriente, guidati dalla creatività di giovani cineasti, dalla loro capacità visionaria di leggere il quotidiano o di analizzarlo con passione critica. Quest’anno, per la prima volta, un posto d’onore spetta al Marocco, paese ospite del Middle East, che partecipa con film, documentari ed eventi. 

Hassan Hajjaj, uno dei più quotati artisti marocchini, presenta Vogue Arabe, una rilettura ironica e irriverente della celebre rivista di moda, del glamour, dell’haute couture, del fascino intramontabile della maison francese, dello stile che diventa, a volte, solo un atto di consumo commerciale . Con una mostra allestita all’Aria Art Gallery, in Borgo Santi Apostoli, dal 5 Aprile al 5 Maggio, per la prima volta in Italia, l’artista rivisitando la genialità di Andy Warhol, se ne appropria e costruisce dei quadri viventi, fotografie. Fa indossare ad amiche arabe, marocchine, insieme al velo, a lunghi kaftani, ad abiti ideati da lui, accessori del fashon- occhiali da Lolita, trucco-  che sbeffeggiano il consumismo e contaminano la tradizione mediorientale, la donna araba, facendo capire quanto possa esser labile il confine tra oriente e occidentale. Marrakech o il dedalo dei suk. Le sue modelle carnose si siedono al mercato, bevono da una lattina, immerse in una quotidianità antica che  gioca con il mito della pubblicità. Interessante testimonianza di chi vorrebbe recuperare l’orgoglio e la forza della cultura di origine.

Naturalmente il cuore del Middle East Now  rimane il cinema d’essai , quaranta film raffinati, commoventi, forti, provocatori  saranno presentati al pubblico, quelli più acclamati ai festival internazionali. Tra le anteprime italiane in programma ci sono : My Afghanistan. Life in the Forbidden Zone, del regista Nagieb Khaja, uno sguardo commosso sulla vita quotidiana di uomini e donne afghani che raccontano se stessi dal basso, attraverso la videocamera dei loro cellulari. Intenso il film Jasad the Queen of Contradictions, ritratto della controversa giornalista e poetessa libanese Joumana Haddad, fondatrice della prima rivista erotica del mondo arabo.  Ne seguono altri, dal gusto urbano e hard, pieni di umanità, attraversati da luci e ombre, Facing Mirrors, della regista iraniana  Negar Azarbayjani che racconta l’amicizia di due donne agli antipodi, attraverso un viaggio in taxi: Rana, una giovane madre costretta dal bisogno a guidare il taxi del marito in carcere, e Adineh, transessuale in fuga dalla sua ricca famiglia e da un matrimonio di convenienza imposto per nascondere lo scandalo della sua esistenza. Da ricordare ancora Round Trip del regista siriano Meyar Al Roumi, una storia d’amore e un viaggio per strada di due giovani da Damasco a Tehran, alla scoperta di sé stessi; Soldier on the Roof di Esther Hertog, spaccato sulla vita  della piccola enclave ebrea  di Hebron, in cui abitano 800 coloni israeliani e 120000 palestinesi.

In programma anche un’ ampia selezione  di pluripremiati cortometraggi di giovani film- maker emergenti. A Firenze saranno presenti registi, attori, artisti e ospiti internazionali per presentare le loro pellicole e i loro lavori. Un’altra preziosa, originale, invitata  del Middle East sarà Rana Salam, la ‘regina’ di un’estetica moderna, popolare, da subway. Rana è una affermatissima graphic-designer  libanese, dopo aver vissuto e studiato a Londra, dopo aver respirato la suggestione artistica delle metropoli nord europee, la frenesia del tempo contemporaneo che vola via web, che divora al ritmo di uno spot, ha ricercato nella cultura araba il ‘tarlo’ della pubblicità in bilico tra arte e mercificazione.

Nell’immaginario della cultura araba più recente ci sono i  poster dei più popolari film egiziani confusi con la grafica delle confezioni dei chewing gum libanesi Chicklet, o con  il mito di una cantante come Oum Kalthoum. Rana rappresenta questa nuova sensibilità pop nelle sue composizioni. Una sua installazione andrà in scena al cinema Odeon, e si terrà una  lecture al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina dal titolo From Shaabi to chic. Un Festival pieno di emozioni giovani e antiche, di richieste, un viaggio dello spirito.

15 marzo 2013

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