Giulia Brugnolini 

Il Fondo Arabo per la Cultura e l’Arte (AFAC) – l’organo privato e indipendente nato nel 2007 a Beirut con l’obiettivo di promuovere forme d’arte come cinema, teatro, letteratura, musica e arti visive, attraverso l’insegnamento, la collaborazione tra Paesi Arabi e il finanziamento delle opere indipendenti, spesso osteggiate o censurate dai governi - ha indetto quest’anno Crossroads, il bando che finanzia tutti quei film e documentari che raccontino le molteplici facce della primavera araba. L’iniziativa che coinvolge tutti i Paesi nei quali le popolazioni si sono sollevate contro i regimi, mira a fotografare il cambiamento in corso e a leggere l’impatto che esso può avere sulla forma d’arte più vicina alla realtà, il cinema.

La Siria del regime di Bashar Al Assad, delle stragi di manifestanti, è stata raccontata da Caravan in una stanza, film del regista e vignettista siriano Hazem Alhamwi, selezionato da Crossroads e che riceverà un contributo di 45 000 dollari. Il film è una narrazione retrospettiva sull’impatto del regime politico sui cittadini, in cui il regista si presenta come il primo esempio di cittadino che inizia a raccontare la storia della distorsione nel corso dei suoi 34 anni, della sua anima e della sua relazione con l’arte. Nel film la sua esperienza è affiancata da altre tre testimonianze di come il regime abbia influenzato la loro istruzione e persino il loro modo di amare. Il filo conduttore del documentario è il senso di cittadinanza, il sentimento che lega storie diverse e che le fa sfociare nella ribellione.

Il film di Alhamwi è promosso da DOCmed, il centro di formazione per i registi di documentari sul mondo arabo, nato su iniziativa di associazioni culturali da tutto il globo (Beirut DC dal Libano, Eurodoc e Art France, Doc – Tunisie), con il sostegno del Dubai International Film Festival.

Il regista ha definito il suo film un traguardo, "un passo nella lotta per avere una società migliore e più libera. Desidero" ha affermato, "che il film dica onestamente quello che sta succedendo attraverso l'arte, un'espressione umana non violenta''. Nel raffigurare l’insofferenza crescente verso il regime, Caravan in una stanza vuole anche dimostrare come le persone, unite da un comune sentimento di appartenenza, possano passare, come ha dichiarato lo stesso Alhamwi.

27 luglio 2012

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