Maria Cano Rico 

L’immagine straziante di una ragazza che grida dopo l’esplosione di una bomba a Kabul è lo scatto col quale Massoud Hossaini, fotoreporter dell’Agenzia France-Presse, ha vinto lunedi scorso il 96° Premio Pulitzer –il riconoscimento internazionale di giornalismo piu’ prestigioso- per la categoria fotonotizie.
 
La foto, scattata il 7 dicembre 2011, mostra una ragazzina di dodici anni, Tarana Akbari, circondata da cadaveri e feriti, mentre grida atterrita poco dopo lo scoppio di una bomba nel santuario Abul Fazel a Kabul dove era in corso la cerimonia religiosa del giorno dell’Ashura. Tra le settanta vittime dell’attentato, sette erano parenti di Tarana. Una fotonotizia capace di descrivere da sola la strage provocata dai talebani che, come ha sottolineato il presidente Hamid Karzai, per la prima volta si sono spinti a colpire in un giorno di festa così importante.
 
Finalisti nella stessa categoria del Pulitzer, Carolyn Cole e Brian van der Brug del Los Angeles Times, per i loro servizi che mostrano in tutta la sua drammaticita’ il disastro dello tsunami dello scorso anno in Giappone, insieme a John Moore, Peter MacDiarmid e Chris Hondros che hanno coperto e catturato con la loro macchina fotografica i volti e le emozioni della la protesta nelle varie piazze della Primavera Araba.
 
Il vincitore, Massoud Hossaini, originario di Kabul dove e’ nato nel 1981, è stato un attivista politico fin da quando frequentava il liceo, anni in cui decise di dedicarsi alla fotografia per condividere con tutti ciò che vedeva, finche’ nel 2007 ha cominciato a lavorare per l’Agenza France-Presse. Hossaini, estremamente felice di essere il primo afghano a vincere il Pulitzer, si e’ detto “onorato di essere un afghano che ha potuto testimoniare la vita e i momenti difficili che affronta la popolazione”. “So che chi vede questa foto –ha detto- penserà prima al fotografo, ma spero che non dimentichi le sofferenze del popolo afghano".
 
Hossaini ha scattato la fotografia mentre stava seguendo le celebrazioni dell’Ashura, ricorrenza durante la quale gli uomini si flagellano con delle catene, quando ad un tratto è scoppiata la bomba. "Al lato della strada ho visto bambini che non si muovevano –ricorda-, poi ho visto una bambina, Tarana, che non sapeva cosa fare e continuava a gridare". “Le vittime di guerra, soprattutto se bambini, colpiscono dirette cuore e coscienza”, ha commentato la giuria che di fronte ad una foro cosi’ straziante ha voluto accentuare più l'impatto emotivo che la tecnica.

26 aprile 2012

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