Emanuela Ulivi 

Per la prima volta sbarcheranno in laguna l’Arabia Saudita e il Bahrein, invitati alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia in programma dal 4 giugno al 27 novembre 2011. Un’edizione che già nel titolo, ILLUMInazioni, associa la ricerca della luce e l’ansia di rivolgersi alle emozioni dello spettatore del Tintoretto, agli artisti contemporanei che nel mondo stanno sviluppando delle tendenze. “Mi interessa in modo particolare l’ansia di molti artisti contemporanei di stabilire un dialogo intenso con colui che guarda l’opera, e di sfidare le convenzioni con cui si guarda l’arte contemporanea” spiega la direttrice Bice Curiger, aggiungendo di voler rafforzare l’unità tra la Mostra internazionale e le Partecipazioni nazionali.

Una première – come lo è per Andorra, il Bangladesh, la Malaysia, il Ruanda, cui aggiungere il ritorno del Congo e dell’India assenti rispettivamente dal 1968 e dal 1980- con la quale la Biennale espande ulteriormente la sua prospettiva anche verso i Paesi arabi e il Medio Oriente, dopo aver coinvolto progressivamente l’Egitto, la Turchia, Israele, l’Iran, la Palestina, la Siria, il Libano. E gli Emirati Arabi, primo Paese del Golfo annoverato nel 2009 tra i 77 Paesi ospitati  negli storici Padiglioni dei Giardini e nel centro storico di Venezia dove hanno esposto un centinaio di artisti da tutto il mondo, che in vista del prossimo appuntamento, hanno affidato l’allestimento della loro rappresentanza a Vasif Kortun, direttore del Platform Garanti Contemporary Art Center di Istanbul.

Presente nel 2007 con cinque artisti, anche il Libano ha accolto l’invito formulato a ottobre dalla Biennale, trasformando questo appuntamento con l’arte contemporanea mondiale in un’occasione per catalizzare attraverso una serie di attività ed eventi fino a giugno 2011, l’interesse del pubblico libanese sull’arte contemporanea e la produzione artistica. In programma, iniziative di artisti libanesi e stranieri per stabilire un filo diretto col pubblico locale e regionale facendo uso anche dei new media e  delle nuove soluzioni di tecnologia mobile.

Il la lo ha dato l’Italia il 3 dicembre scorso, col lancio del Padiglione libanese all’Ambasciata italiana a Beirut (patrocinato anche dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Ministero della Cultura libanese), durante il quale il nuovo ambasciatore Giuseppe Morabito ha sottolineato come la partecipazione del Libano alla Biennale rafforzi ulteriormente i legami culturali che già esistono tra i due Paesi. Occasione anche per ospitare il primo evento, a cura dell’artista Cornelia Krafft che ha presentato la performance 777 ispirata a I sette peccati capitali di Bertolt Brecht e Kurt Weill e a Dream di John Cage.

Responsabile e curatore del Padiglione, è stato nominato Georges Rabbath, neuropsicologo e docente universitario, con una spiccata passione per l’arte. E’ infatti autore del libro “Can One Man Save The (Art) World?”  e nel 2009  ha curato la mostra “Fair Skies” a Dubai e organizzato l’esibizione V-aRT “Virtual Banquet” a Beirut.

Otto gli artisti coinvolti, due dei quali già individuati. Sono Annabelle Daou, libanese trasferitasi a New York e Etel Adnan, affascinata dall’idea di un approccio multimediale al Tintoretto. Il Padiglione sarà intitolato “Libano: uno stato d’animo”, cifra che Rabbath intende tradurre con un’invasione, una esternazione al mondo del “caos” di questo Paese composito e complesso, attraverso la mediazione e i linguaggi dell’arte.

14 Dicembre 2010

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