Alessandro Bacci 

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza da parte di Alessandro Bacci, Socio dell’Associazione Italia-Kuwait, che vive in Siria per apprendere la lingua araba in vista dell’inizio di un’attività di ricerca in Inghilterra in relazione a tematiche energetiche nel Golfo Arabo.

Lingua Araba e Damasco: un connubio pressoché naturale
Negli ultimi anni la Siria sta emergendo sempre di più come il centro culturale per eccellenza per l’insegnamento della lingua araba. In ogni paese arabo si utilizzano due lingue a seconda del contesto in cui si opera: l’arabo standard e l’arabo colloquiale. Questo fenomeno si chiama diglossia e consiste nell’uso di due distinte varietà – anche molto differenti - dello stesso linguaggio generalmente in due diversi contesti.

L’arabo standard (Modern Standard Arabic, MSA) è quello che viene utilizzato nella stampa, nella letteratura moderna, alla radio, alla televisione e in occasioni formali come discorsi ufficiali e conferenze. Esso si basa sull’arabo classico chiamato anche arabo Coranico che è quel linguaggio utilizzato dal Corano  come anche in numerosi testi letterari del periodo Umayyade e Abbaside (dal settimo al nono secolo D.C.). Però a differenza dell’arabo classico, oramai una lingua statica, l’MSA è una lingua viva e dunque in continua evoluzione. Inoltre, fra arabo classico e MSA vi sono differenze di carattere lessicale, stilistico e in riferimento ad alcune innovazioni non regolate dalle autorità classiche. L’MSA è identico dal Marocco all’Oman e quindi permette una perfetta comprensione fra persone provenienti da paesi diversi. Nell’eventualità di una conversazione fra due persone arabe di buon livello culturale e di differenti nazionalità nel caso in cui i dialetti rispettivi risultino incomprensibili (per esempio arabo colloquiale marocchino con arabo colloquiale siriano-libanese) queste due persone saranno in grado di passare all’MSA e di comprendersi perfettamente. L’MSA è inoltre una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite.

Invece non esiste una lingua colloquiale araba che vada bene da Casablanca (Marocco) a Muscat (Oman). Infatti si riscontrano tutta una serie di dialetti locali di cui quello più simile all’arabo standard o MSA è quello definito grosso modo come siriano-libanese. Questo dialetto (va detto però che già all’interno della Siria vi sono almeno tre sottodialetti) permette inoltre una pressoché perfetta comprensione fra persone provenienti da Siria, Libano, Giordania e Palestina e un’ottima comprensione con persone provenienti dall’Egitto. Dei problemi iniziano a sorgere con i dialetti del Golfo Arabo. Però anche in questo caso bisogna notare che se da un lato un interlocutore che parli il dialetto siriano-libanese avrà qualche difficoltà iniziale a comprendere i dialetti del Golfo e necessiterà di un pò di tempo per adattarsi, dell’altro lato egli verrà quasi interamente compreso sin dall’inizio da un abitante del Golfo. L’arabo colloquiale siriano-libanese, dunque, è una sorta di passpartout valevole per quasi tutto il mondo arabo, Maghreb escluso.

Infatti fra arabo colloquiale siriano-libanese e MSA vi sono delle differenze nell’utilizzo dei verbi (interessante l’utilizzo dei cosiddetti “helping verbs” nel colloquiale) però vi sono anche moltissime analogie a livello di vocabolario che permettono di portare avanti nello stesso tempo ambedue le varietà di lingua araba durante un soggiorno damasceno. A questo riguardo bisognerebbe sfatare una volta per tutte il preconcetto che chi vuole parlare arabo debba decidere se imparare l’MSA oppure il dialetto. In realtà, è necessario ed è altamente consigliabile di portarli avanti ambedue nello stesso tempo. Pensare di sostenere una conversazione inerente la vita di tutti i giorni in MSA apparirà come una cosa ilare e fortemente impacciata alle orecchie di tutti i nativi arabi e molti di loro non risponderanno neppure. Inoltre, non parlare un dialetto significa invariabilmente perdere il colore, lo humor del linguaggio della vita di tutti i giorni presente in canzoni, barzellette, storie, film e tutti gli altri aspetti della cultura popolare. 
Nel mio caso la scelta di venire a Damasco ha prevalso sulla possibilità di andare in Libano A Beirut - dove il dialetto locale è pressoché lo stesso di Damasco - buona parte della popolazione parla in aggiunta all’arabo inglese oppure francese se non un po’ di tutti e due. Spesso e volentieri quando uno straniero avrà delle difficoltà a parlare arabo l’interlocutore locale cambierà immediatamente lingua passando all’inglese oppure al francese a seconda del caso.

La Siria ha compreso molto bene questo suo privilegio di carattere linguistico e nella città di Damasco sono sorti molti centri dove è possibile effettuare dei corsi di arabo. E similmente moltissimi siriani si offrono come tutori linguistici face-to-face per cifre molto basse. Le principali scuole sono l’Università di Damasco (corsi di un mese), lo Arabic Teaching Institute for Non-Arabic Speakers (corsi di tre mesi) e il Centro Culturale Francese (quest’ultimo molto più caro). Queste scuole forse – anche in base alla mia personale esperienza - sono un po’ caotiche però permettono veramente di avere un impegno quotidiano di almeno tre ore che spinge lo studente a lavorare in una lingua che specialmente all’inizio è molto complessa senza punti di contatto con le lingue neo-latine. Ugualmente con i tutori privati va posta un po’ di attenzione nella scelta. Alcuni sono professori improvvisati che prendono poco ma rendono anche poco, altri invece sono estremamente organizzati e permettono di ottenere ottimi risultati in poco tempo.

Le motivazioni che spingono gli studenti a registrarsi presso le scuole o con dei tutori privati sono le più varie come ho potuto constatare io stesso. Si passa da persone che vogliono studiare l’arabo per poter leggere il Corano e che vogliono avvicinarsi sempre di più alla religione musulmana, a persone che invece in futuro dovranno lavorare con la lingua araba, a persone – e questa categoria non e’ piccola - che hanno un componente della famiglia siriano (primariamente il padre oppure il marito) e che vogliono imparare l’arabo per non dissipare un patrimonio culturale presente in famiglia oppure perché si sono trasferiti da poco in Siria.
Con l’arabo il momento più difficile, quando molte persone si “arrendono”, è proprio all’inizio, quando uno studente si trova a confrontarsi con un alfabeto differente, con suoni differenti, con parole differenti e con costruzioni grammaticali differenti. In ogni modo è il vivere a Damasco che permette di rompere quella barriera iniziale che esiste sempre quando vi sono scarsi punti di contatto fra una lingua di partenza ed un’altra. E’ il mix di lezioni scolastiche, tutori privati, radio, televisione e chiacchiere di strada che rende possibile dopo qualche mese fare un certo salto di qualità ed iniziare a parlare arabo. E poi, come si dice da queste parti, “se Dio vorrà” alla fine lo studente parlerà arabo.

14 settembre 2009

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