Alessandro Vanni 

E’ iniziata nel 2003 la costruzione nel deserto di un sogno da oltre di 130 miliardi di dollari: il suo nome è Madinat al-Hareer, la Città della Seta. Il completamento è previsto per il 2023, e una volta terminata potrà ospitare 750 mila persone, oltre a un aeroporto, aree per conferenze, aree industriali, palestre, hotel, giardini. Madinat al–Hareer intende essere una città per la cultura, una moderna Atlantide, una città del dialogo, dove sarà edificata la torre più alta del mondo, l’Al Jabar Tower, che misurerà 1852 metri, ci sarà posto per una moschea, una chiesa e una sinagoga come simbolo dell’unità spirituale di queste tre grandi religioni monoteiste, per un villaggio olimpico, per un’università, per una sopraelevata a 8 corsie che la collegherà a Kuwait City e un ponte alto 200 metri e lungo 27 km.

Inoltre la costruzione di una grandiosa rete ferroviaria e di una stazione le permetteranno di diventare un essenziale snodo ferroviario collegato a Damasco, Baghdad, l’Iran e la Cina. L’ambizione della Silk city, ispirandosi alla via della seta, è quella di riportare in vita la grande arteria commerciale che per lunghi secoli ha unito l’oriente all’occidente, creando una grande zona di libero scambio che collegherà l’Asia centrale all’Europa. Questa imponente città sarà edificata sulla penisola di Subiya, nei pressi della Kuwait bay, a ridosso con il confine iracheno e non sarà solo una Disneyland nel deserto, ma una città simbolo di due mondi che si rincontrano, una città che punta sulla cultura, sul dialogo, un investimento per il futuro.

11 ottobre 2008

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