Jacopo Salvadori 

Le esportazioni di gas in Italia potrebbero essere sospese. Lo ha fatto sapere ieri l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni, dopo gli attacchi da parete della comunità berbera degli Amazigh all'impianto di Mellitah, a nord della Libia. L’impianto, costituisce uno snodo fondamentale della Greenstream pipeline, il gasdotto sottomarino attraverso il quale si rifornisce l'Italia ed è gestito al 50% dall'Eni.

Berberi hanno ordinato la sospensione delle forniture di gas all’Italia in segno di protesta contro il governo di Tripoli, che ha concesso loro solo due seggi alle prossime elezioni dell'Assemblea Costituente fissate per l'inizio del 2014. Ed hanno fatto sapere che porranno fine alle loro azioni dimostrative solo quando saranno riconosciuti ufficialmente le diversità culturali e i diritti delle minoranze.

Le proteste si inseriscono comunque in un quadro di malcontento di tutta la popolazione che un paio di mesi fa, quando è iniziata la crisi energetica del Paese, che ha portato al razionamento delle scorte di carburante e all’erogazioni a singhiozzo di energia e acqua nelle abitazioni. Già a settembre alcuni gruppi di cittadini avevano iniziato le manifestazioni contro il governo del premier Ali Zeidan, accusandolo di aver venduto a terzi grandi quantità di petrolio grezzo, lasciando la popolazione in seria difficoltà.

Secondo i dati di Snam Rete Gas, la società che controlla le attività del settore del gas in Italia e in Europa, non ci dovrebbero essere problemi nel breve periodo, visto che il flusso standard di gas metano (12,7 milioni di metri cubi) sta arrivando regolarmente a Gela, capolinea del gasdotto. Non si esclude però che si possa verificare una situazione analoga a quella dello scorso marzo quando, dopo l’intensificarsi degli attacchi degli Amazigh, l'impianto di Mellitah è stato chiuso. Scaroni esclude comunque che ci possano essere problemi di approvvigionamento per l'Italia, che in caso di necessità è pronta a rifornirsi da altri Paesi.

6 novembre 2013

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