ROMA - Lunedi a Roma si è riunita la commissione mista italo irachena presieduta dai ministri degli Esteri dei due paesi , Franco Frattini e Hoshyar Zebari. L’incontro, previsto dal trattato di amicizia e cooperazione entrato in vigore lo scorso luglio, ha visto il rafforzamento delle relazioni bilaterali ed economiche tra i due paesi.
Maurizio Massari, il portavoce della Farnesina, parla di tre "pilastri" sui quali si fondano i rapporti tra Italia e Iraq - il "dialogo politico", la "capacity building post conflitto", e quello "economico". Quest’ultimo  - ha sottolineatato Massari -  è una opportunita' non da poco per l’Italia che non deve essere sottovalutata.

Questo settore sembra rivestire un'importanza particolare nel nostro paese. L'Italia è infatti il primo importatore dall'Iraq tra i Paesi dell'Unione Europea. Tanti sono i settori d'interesse: da quello energetico a quello della difesa, dalla sanita' all'industria manifatturiera, dai trasporti alle infrastrutture, dall'agricoltura alle comunicazioni e intende fornire aiuti a Baghdad per "superare gli ostacoli che impediscono lo sviluppo economico del Paese". Da cui la concessione di un un credito di aiuto pari a 400 milioni di euro, che consentiranno al Paese mediorientale di oltrepassare gli "ostacoli" che ancora sussistono per gli investimenti delle imprese italiane. 

Inoltre nell'ambito della Commissione mista sono previsti, tra l'altro, incontri in Confindustria, e verrà approfondita la cooperazione in settori come energia, difesa, sanità, agricoltura, trasporti. L’Iraq ha anche ha aperto importanti gare pubbliche, alle quali guarda con interesse l’Eni, per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. L’obiettivo finale è quello di riequilibrare a favore dell’Italia la bilancia commerciale sulla quale pesano gli idrocarburi importati dall’Iraq. 

Numerose Imprese italiane sono in corsa per l'aggiudicazione di importanti gare sulle due grandi opere: la diga di Mosul ed il Porto di Fao. 

Per quanto riguarda la prima, il governo iracheno, considerata la complessità dell'opera, vorrebbe che la Trevi e la concorrente tedesca Bauer realizzassero insieme un lavoro dell'ordine di 2,2 miliardi di dollari. 

Per il secondo, un consorzio italiano ne ha realizzato lo studio di fattibilità, e si accinge a firmare il contratto per la progettazione. 

Il nuovo porto di Fao, situato su una penisola all'estremo sud del Paese, è destinato infatti a essere lo snodo cruciale del sistema dei trasporti, dell'approvvigionamento, e delle esportazioni, non solo dell'Iraq. E' infatti pensato come corridoio mesopotamico parallelo al canale di Suez per i collegamenti tra l'Oceano Indiano e il Mediterraneo, e tra l'Asia e l'Europa.

16 dicembre 2009

Vai all'inizio della pagina